739 155. Affermava che i frati minori sono stati
mandati dal Signore in questo ultimo tempo per offrire esempi
di luce a chi è avvolto dal buio dei peccati. E ripeteva
che all'udire le opere virtuose dei santi frati dispersi nel
mondo, si sentiva come inebriato di soavissimo profumo e cosparso
di unguento prezioso.
Un frate di nome Barbaro una volta offese con una parola ingiuriosa
un confratello alla presenza di un nobile dell'isola di Cipro.
Ma appena si accorse che il confratello ne era rimasto piuttosto
offeso, si accese di ira contro se stesso, e preso dello sterco
d'asino se lo mise in bocca per masticarlo: «Mastichi
sterco questa lingua, che ha sputato veleno di ira sul mio
fratello».
A tale vista, il cavaliere ne fu sbigottito, poi rimase molto
edificato. Da quel momento mise se stesso ed i suoi beni a
disposizione dei frati con grande generosità.
Tutti i frati osservavano immancabilmente questa usanza: se
per caso uno scagliava contro un altro una parola che fosse
causa di turbamento, subito si prostrava per terra e accarezzava
con santi baci i piedi dell'offeso, anche contro sua volontà.
Il Santo gongolava di gioia nell'udire tali cose, perché
vedeva che i suoi figli da soli praticavano esempi di santità
e ricolmava delle più elette benedizioni quei frati,
che con la parola e l'esempio inducevano i peccatori all'amore
di Cristo. Traboccante com'era di zelo per le anime, voleva
che anche i suoi figli gli rassomigliassero completamente.